Solidarität mit dem freien Volke der Osseten

Veröffentlicht auf von Ernst



Abstract
Die zuchtlose Banden die vom aufreizenden Saakashvili geschikt wurden metzeln die Zivilbevölkerung in Republik Südossetien nieder um die etnische Säuberung durchzuführen.
Die entschiedene Militärreaktion hält die Invasion des georgischen Puppenregimes an.

SOLIDARIETÀ COL LIBERO POPOLO DEGLI OSSETI

Con un criminale bombardamento sulla cittadina di Tskhinvali che avrebbe provocato oltre 1.500  vittime su una popolazione di 35.000 abitanti, seguito da un massiccio attacco terrestre,  il regime fantoccio dell'occidentalista Saakashvili, salito al potere in Georgia grazie alle mene orchestrate da Washington tramite il gruppo sovversivo locale denominato "Kmara" sovvenzionato dallo speculatore finanziario Soros e mantenutovi dal complice sostegno di USA e NATO in funzione antirussa, ha tentato due giorni fa, contando sull'effetto della sorpresa, di scatenare una pulizia etnica genocida nel territorio della Repubblica dell'Ossezia del Sud.
L'aggressione ha colpito anche lo scarno contingente russo appartenente alle forze d'interposizione della CSI, che ha accusato numerosi caduti.
La milizia osseta, militarmente debole ma moralmente assai motivata, ha opposto a Tskhinvali una disperata resistenza sotto la direzione del presidente stesso Eduard Kokojtu. La rabbia impotente delle bande di Saakashvili si è riversata sulla cittadina che è stata praticamente rasa al suolo, ma la resistenza dei patrioti osseti ha permesso a forze russe di giungere al soccorso infliggendo agli aggressori una meritata lezione: le carcasse fumanti dei blindati tra le macerie di Tskhinvali ne segnano l'ingloriosa disfatta. Le forze patriottiche hanno quindi ripulito i dintorni dai nuclei di franchi tiratori che le bande, fuggendo vigliaccamente come vigliaccamente avevano attaccato, si erano lasciati alle spalle.
A Tskhinvali la mancanza di cibo, acqua e energia sta provocando in queste ore una catastrofe umanitaria, mentre decine di migliaia di profughi in tutto il paese hanno abbandonato le proprie case cercando scampo verso l'Ossezia del Nord e la Federazione Russa.
Il regime dello Saakashvili ha potuto lanciare una siffatta, gravissima provocazione dopo essere stato ben equipaggiato da Stati Uniti e Israele, dall'asservito regime occidentalista ucraino, dalla Macedonia e dalla Bulgaria.
Il limitato intervento militare russo, non solo pienamente giustificato e legittimo sul piano legale come sul piano morale, ma indispensabile data la situazione sul campo, è attuato sia in risposta al proditorio attacco subito dal proprio contingente d'interposizione che, soprattutto, a protezione dell'etnia osseta minacciata di sterminio.
L'azione russa di autodifesa ha infatti il dichiarato scopo di costringere il regime insediato a Tbilisi ad abbandonare ogni velleità di aggressione contro il libero popolo degli Osseti che ha inequivocabilmente manifestato, anche nei referendum tenutisi nel 1992 e nel 2006, la propria volontà di autodeterminazione. Non vi è, in questo, alcuna ostilità verso il popolo georgiano, vittima esso stesso dello Saakashvili e dei suoi compari. Putin ha anzi tenuto a sottolineare che "le azioni georgiane in Ossezia del Sud sono un crimine e innanzitutto un crimine contro il proprio popolo. Malgrado le azioni criminali delle attuali autorità georgiane, la Russia ha sempre considerato con grande rispetto il popolo georgiano, l’ha sempre visto come un popolo fratello e sarà così, sono sicuro, anche in futuro."
Le bugie dello Saakashvili, un individuo che sporca la bandiera d'Europa esponendola abusivamente alle proprie spalle durante le concioni propagandistiche televisive, sono così evidenti che nemmeno gli stessi suoi burattinai, imbarazzati, sembrano disposti a sostenerle: non vi è stata alcuna "invasione" russa della Georgia, né alcun "bombardamento" su Tbilisi. Invasione e bombardamenti dei quali è  invece responsabile proprio il regime di Saakashvili. Costui, dopo essersi coraggiosamente nascosto, visto il fallimento dell'azione criminale intrapresa ha implorato il cessate il fuoco. Che sarà possibile, ovviamente, solo dopo che le bande si siano definitivamente ritirate dal territorio osseto e che i loro mandanti siano stati costretti, con le dovute maniere, alla pace. Poche ore fa, mentre la flotta russa del Mar Nero bloccava i rifornimenti marittimi di armi al regime dello Saakashvili, quest'ultimo si è visto costretto a dichiarare il proprio "ritiro" dal territorio della Repubblica dell'Ossezia del Sud. Ritiro che, a questo momento, ancora non risulta effettuato.
Al regime di Saakashvili già è stata impartita una durissima lezione. È una tragica occasione, ma pur sempre un'occasione, per ripulirne finalmente la Georgia. I criminali di guerra che si nascondono a Tbilisi dovrebbero essere snidati, processati e convenientemente puniti. Per la libertà e l'indipendenza del popolo osseto, per la libertà e l'indipendenza dello stesso popolo georgiano. Le sofferenze che anche quest'ultimo, purtroppo, si trova oggi a sopportare, ricadono unicamente sotto la  responsabilità del regime fantoccio al potere a Tbilisi e dei suoi burattinai.
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