Freiheit für Tibet, boykottieren die Blutolympiade!

Veröffentlicht auf von Ernst



Abstract
Die Olympische Sommerspiele beginnen am 8. August in Peking.
Es ist eine Schande für alle Völker der Welt, die Blutolympiade in Peking hat mit dem echten Sport sehr wenig zu tun. Es handelt vielmehr sich um die gewöhnliche Schmutzpolitik, d.h. Geschäfte über alles wie immer.
Volle unterstützung für Tibet gegen die chinesische Besatzung! China raus aus Tibet!
Bitte, keine Produkte kaufen, die das Logo der olympischen Sommerspiele in Peking haben.
Bitte, keine Fernsehsendungen anschauen, die eine solche Blutolympiade übertragen.

LIBERTÀ PER IL TIBET, BOICOTTARE LE OLIMPIADI DI SANGUE!

1.
L'8 agosto si aprono i giochi olimpici di Pechino.
Si tratta di un'Olimpiade di sangue, celebrata sui massacri di Lhasa, sulla ormai sessantennale occupazione del Tibet, sull'oppressione che il dispotico regime al potere in Cina esercita sullo stesso popolo cinese, in gran parte schiavizzato al servizio del globalismo pilotato da Washington e delle sue produzioni a basso costo.
Chi afferma che la Cina sarebbe governata da "comunisti" o è in malafede o non sa cosa dice.
La Cina ipercapitalistica di oggi è lo Sweatshop per eccellenza del porcile occidentale e le sue immense esportazioni su commissione pagano il prezzo di una terrificante mattanza da incidenti sul lavoro, di una forsennata aggressione all'ambiente, di uno smisurato arricchimento di pochi al quale non sono estranei corruzione e crimine e che è scontato con l'inaudito immiserimento dei più. Le genti delle campagne, in particolare, sono sottoposte a uno sfruttamento bestiale e a una brutale oppressione, mentre burocrati e affaristi spesso accumulano fortune immani. Ciò suscita l'ammirato plauso di qualche utile idiota sedicente marxista insieme a quello più sostanziale e genuino di liberisti conclamati, gli uni e gli altri in adorazione del dio sviluppo - che il globalismo ha infine elevato a dio della morte e della distruzione. In Cina infatti, e con la Cina, si combinano oggi molti e lucrosi affari, sulla pelle - in senso letterale, cioé sulla vita - di milioni di persone.
Certamente l'apparato ufficiale del partito unico ancora si ammanta dell'iconografia comunista anche per meglio dissimulare le proprie malefatte ai danni del popolo, ma ipotizzare anche lontanamente che quel regime sia "comunista" sarebbe come dire che un altro regime odioso, quello pinochettista in Cile - instaurato da Kissinger, asservito a Yankeeland ed economicamente strutturato dagli osservanti discepoli di quel Friedman che oggi brucia all'inferno - fosse un regime "fascista". In entrambi i casi e a dispetto delle icastiche differenze si tratta invece, guarda un po', di regimi liberisti integralisti perfettamente funzionali a Washington.
Mentre la Cina esporta ciò che produce sia per ordine delle imprese globali sia per conto di piccoli imprenditori lumpencapitalisti, essa immobilizza parte della cospicua liquidità che gliene deriva in titoli dell'ipertrofico debito pubblico yankee, del cui sostegno - e dunque, indirettamente, delle aggressioni imperialistiche che esso finanzia - è divenuta pilastro fondamentale.

2.
Che gli Stati Uniti d'America vivano alle spalle della maggioranza degli altri paesi imponendo al resto del mondo - per dirlo in parole semplici - il finanziamento del loro spropositato debito pubblico, è  cosa ben nota. Le cifre fornite dallo stesso US Department of Treasury indicano che a fine 2007 il 44,5% del debito pubblico statunitense collocato sul mercato (cioè al netto delle quote detenute da investitori istituzionali) era sottoscritto all'estero. In particolare, il valore dei titoli a lungo termine detenuti da Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Taiwan e Singapore aveva toccato l'astronomica cifra di 1.197 miliardi di dollari, pari al 61% dei titoli di quel genere acquistati da investitori stranieri e a circa un quarto del debito pubblico totale collocato sul mercato. Guarda caso gli Stati Uniti hanno da poco cancellato la Cina dall'elenco degli Stati che non rispetterebbero i diritti umani e il Despot-in-Chief parteciperà, secondo quanto è stato annunciato, all'inaugurazione dei giochi.
Va rammentato alle memorie corte che quando nel 1980 l'Unione Sovietica forniva appoggio al governo laico dell'Afghanistan in lotta contro l'oscurantismo islamicista premedievale sostenuto e armato da Pakistan, Cina e Stati Uniti, Washington proclamò il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca "chiedendo" agli Stati membri della NATO di associarvisi. Nel 1984, invece, quando l'Unione Sovietica e i paesi satelliti boicottarono le Olimpiadi di Los Angeles, la Cina per la prima volta dal 1952 vi partecipò, contemporaneamente a Taiwan. Solo chi vuole per forza credere alla favoletta della "grande democrazia" nordamericana paladina dei "diritti umani" non  riuscirà a misurare e a comprendere, nel suo significato reale, una tale opposta condotta, poiché la contraddizione tra Mosca 1980 e Pechino 2008 è di pura apparenza. Ma c'è di più: il regime cinese, per come è strutturato oggi, rappresenta anche un modello ideale per il capitalismo neoschiavistico globale.
Infatti in Cina a una "libertà" praticamente illimitata di privata intrapresa economica si accompagna una repressione feroce di qualunque libertà politica. Una volta che quel paese riuscisse, mettendo a profitto il proprio ruolo di Sweatshop asservito all'occidente e pagando un prezzo incommensurabile, a incrementare il volume della propria economia pervenendo infine a quello stesso consumismo compulsivo che sta distruggendo il mondo, per i capitalisti globali - che assiomaticamente non hanno identità né patria - sarebbe il culmine del successo, risultando indifferente che l'Occidente cosiddetto, loro generatore, avrebbe con ciò segato il ramo medesimo sul quale oggi è seduto. Ogni pelosa dottrina sviluppista di "libertà indivisibili", cioé di libertà politica come propulsore della crescita economica - già oggi in manifesto declino con le Leggi speciali, coi sistemi generalizzati di controllo che fanno impallidire le peggiori fantasie orwelliane, con la concentrazione del cruciale potere mediatico, con la brutale militarizzazione dei conflitti, con la crescita irrefrenabile della criminalità finanziaria da un lato e di un nuovo schiavismo globale dall'altro - ne risulterebbe definitivamente superata a beneficio di quell'incontrastato dispotismo dell'economia di mercato che deliranti profeti estatici stanno coltivando su scala mondiale da alcune decine d'anni a questa parte.
I contadini cacciati dalla terra, la sanità privatizzata che significa la malattia e la morte chi non ha il denaro necessario a curarsi, l'espianto forzato di organi dei giustiziati, i campi di concentramento, la persecuzione del movimento Falun Gong, il lavoro schiavistico del Laogai come gratuito apporto all'economia di mercato - tutto ciò suscita orrore, rabbia e repulsione in qualunque persona normale ma risulta invece appropriato e conveniente in una tale prospettiva criminale: lo sviluppo del dispotismo asiatico tradizionale in dispotismo neocapitalistico può integrare un paradigmatico esperimento di sicuro interesse.

3.
Una critica di parte sviluppista alla causa tibetana afferma che essa sia portatrice di una tradizione teocratica di stampo feudale gravemente oppressiva per il popolo, nella quale il potere temporale e la guida spirituale coincidono essendo esercitati entrambi da una casta reazionaria di monaci. È da dire qui che il relativismo culturale, che a differenza del relativismo morale costituisce una indubbia virtù dello spirito, non è ancora penetrato a sufficienza in una certa coscienza occidentale che rimane ottenebrata, nonostante ciò che è dato vedere ormai ogni giorno, dalla superstizione positivistica del "progresso" inteso come miglioramento continuo meccanicamente generato dal semplice moto unilineare del tempo. Sarebbe auspicabile, anche limitandosi al piano strettamente utilitaristico dei rapporti sociali, coltivare un po' più di rispetto per l'altro-da-sé quando si voglia essere a propria volta rispettati in tradizioni, costumi e abitudini che a qualcuno potrebbero, viceversa, apparire assurdi ed esecrabili. Giudicare l'altro-da-sé col proprio metro domestico gioca pure dei brutti scherzi: già pretendere di applicare un concetto tipicamente occidentale come quello di ‘teocrazia’ alla tradizione tibetana e buddista, alla quale è estranea l’idea stessa del dio unico abramitico (come anche quella del paganesimo tradizionale) costituisce un grave errore di presunzione. La visione del potere in quanto "crazia" (dal tema del greco kratéo, comandare, dominare) è comprensibile solo nell'ambito di un pensiero estraneo a quella cultura e per essa sostanzialmente non concepibile.
Occorre aggiungere che il buddismo, nelle sue varie forme, non è una religione aggressiva né fanatica bensì assai tollerante, che a somiglianza del paganesimo tradizionale e a differenza del monoteismo abramitico, yahwista cristiano e islamico, non ha mai praticato lo sterminio di massa nel nome di un idolo. I Tibetani sono pacifici, vogliono semplicemente decidere del proprio destino. Il Tibet è un paese occupato i cui abitanti originari sono costretti in gran parte all'esilio, che il regime di Pechino vuole annientare nella sua stessa identità con una immigrazione selvaggia e con faraoniche opere infrastrutturali di scempio della cultura e dell'ambiente locali. Il Dalai Lama, che quando la Cina era un po' comunista veniva accolto in pompa magna e innalzato a supremo simbolo di libertà da tutto l'apparato mediatico occidentale, ora che la Cina si è convertita all'ipercapitalismo più abominevole viene spesso oscurato e snobbato perché business is business: gli affari sono sempre affari e una volta di più pecunia stercus diaboli.

4.
Occorre essere ben consapevoli che lo sport in quanto nobile disciplina del corpo e dello spirito ha poco o niente a che fare con le prossime Olimpiadi di Pechino. Esse sono piuttosto divenute uno sporco affare politico dietro il quale brulica il verminaio degli affari propriamente detti che, per loro natura, difficilmente possono essere puliti. Affari che in questo caso particolare si concludono sul sangue ancora fresco dei massacri di Lhasa e sulla sofferenza ormai sessantennale del popolo tibetano.
La causa del Tibet è la causa di tutti i popoli liberi del mondo. Via la Cina dal Tibet!
Si può dare il proprio piccolo, ma sostanziale apporto, non acquistando alcun prodotto che rechi il logo delle Olimpiadi di Pechino e privando così il regime cinese e i suoi sponsor di una quota dei preventivati profitti.
Si può dare il proprio piccolo, ma sostanziale apporto, non guardando alcuna trasmissione televisiva dei giochi olimpici e abbattere così la quota di ascolto delle emittenti penalizzando gli inserzionisti pubblicitari che hanno investito su un siffatto evento.
Si può fare di più, al tempo nostro, determinando in maniera critica i propri acquisti e non-acquisti piuttosto che deponendo una stupida scheda elettorale ogni tanti anni in una stupida urna, ciò che con la vera democrazia non ha niente a che fare.
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Veröffentlicht in Boykott - Boicottaggio

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