Im Andenken an Franziskus

Veröffentlicht auf von Ernst



Franziskus von Assisi, einer der reinsten Geister Europas, stirbt am 4. Oktober 1226 und an diesen Tag erinnert wird.

Ricordo di Francesco

Giovanni Francesco di Bernardone, detto Francesco d'Assisi, annoverato dalla Chiesa cattolica tra i suoi "santi", è ricordato il
4 ottobre, giorno anniversario della sua morte che avvenne in Assisi nel 1226.
Non occorre essere cristiani, però, per ricordare oggi affettuosamente Francesco, del quale taluni atteggiamenti di carattere religioso - la credenza nel crocefisso rivelatore, l’ossessione di convertire i mussulmani “infedeli”, una certa carica di fanatismo che traspare dall’episodio delle cosiddette stimmate - possono risultare discutibili, ma che nondimeno, per il suo esempio di vita, resta probabimente uno degli interpreti più autentici di quell'antica spiritualità europea che animi nobili, al di là delle
ideologie e dei culti succedutisi, hanno tenuto viva nei millenni.
La vita di Francesco poi, nato nel 1881 o forse nel 1182, si svolse in tempi particolarmente difficili, nei quali grazie alla sua immensa forza d'animo e non senza rischio personale egli riuscì ad affermare un modello, informato dalla sua indelebile
grandezza interiore che ancora oggi merita di essere onorato.
Il significato attribuito al lavoro manuale, l’assenza di base gerarchica nell’ordine che era basato esclusivamente sull’ascendente spirituale, la povertà come norma fondamentale, sono valori che tanto più risaltano, in quanto furono praticati da Francesco mentre la chiesa cattolica era essenzialmente dominata da gente avida, corrotta, strumentalmente intollerante, materialisticamente degenerata nella gestione del potere politico. Quando la gerarchia papista impose a Francesco di redigere una nuova regola meno rigorosa in luogo della sua semplicissima Regula primitiva, il tradimento degli ideali originari lo turbò a tal punto che egli si ritirò di fatto in disparte, rimanendo fedele alla santa povertà ed estraniandosi misticamente dalle cose del
mondo.
Francesco, praticamente coevo di Patarini, Catari, Valdesi, Bogomili,  per alcuni aspetti fu forse indiretto precursore di dottrine ecclesiali e sociali che sarebbero state poi assunte da movimenti religiosi comunitaristi a forte connotazione radicale come
Hussiti e Anabattisti.  
Sul piano più squisitamente spirituale, ciò che maggiormente distingue Francesco e ne fa un personaggio singolare, quasi unico tra i cristiani è la sua notabile percezione solidale dell'universo e dei suoi ritmi e un senso mistico di rispetto, a volte quasi di compenetrazione, verso le entità cosmiche, l’ambiente naturale, gli animali non umani. Emblematici sono gli episodi del lupo ammansito e della predica agli uccelli. Francesco sembra quasi assumere sacralità che già furono tradizionali nelle cosiddette comunità arcaiche, in una sensibilità che, pur nell’ambito di una sorta di illuminismo pietista, non è perfettamente allineata con l’umanismo antropocentrico giudaico e cristiano, ma coltiva una più problematica immagine degli umani e del posto che essi occupano nel cosmo. Come ben si rivela  nell’invocazione radiosa del suo “Cantico di frate Sole”, altrimenti
chiamato “Laudes Creaturarum”, che sarà riportato poi a parte.
Francesco, nonostante il riconoscimento romano (del 1209 o forse del 1210) non venne mai meno alla propria vocazione di
uomo controcorrente. E i tempi, allora, erano assai duri.
Nel 1202  i partecipanti alla Quarta Crociata avevano preso e saccheggiato Zara, nel 1204 Costantinopoli. Nel 1209 altri Crociati avevano massacrato la popolazione di Béziers ("Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi"). Era in auge, incontrastata, la dichiarazione esegetica di Urbano II, secondo la quale i divieti biblici di uccidere altri umani si applicavano solo agli omicidi perpetrati da cristiani contro altri cristiani, mentre questi avrebbero potuto impunemente uccidere i non cristiani, peraltro già condannati da dio alla dannazione eterna (1095). Con Innocenzo III la Chiesa romana compiva una decisiva svolta in senso teocratico, rivendicando al papato il dominio assoluto su tutti i poteri del mondo: ambizioni di potere sancite dal dodicesimo concilio ecumenico (Laterano IV), aperto nel 1215, che avviava una radicale riforma ecclesiastica. Col Sinodo di Verona (1184) avevano preso corpo le pratiche inquisitorie che lo stesso Laterano IV avrebbe perfezionato, in attesa che il successivo Sinodo di Tolosa (1229) ne deliberasse l'obbligo, aprendo la macabra stagione dell'Inquisizione medioevale sancita poi da Gregorio IX nel 1232 con la formale costituzione dei deputati tribunali. Ancora il Concilio del Laterano deliberava che "...Ebrei e Saraceni di entrambi i sessi vengano pubblicamente differenziati dal resto della popolazione, dovunque e per sempre" introducendo la pratica del segno distintivo, dal quale erano esentati soltanto medici e prestatori di denaro, e che in molti casi era una pezza o rotella di colore giallo. Pochi anni dopo (1233) Gregorio IX nella bolla "Vox in Rama" avrebbe dato sanzione allo sterminio dei gatti, specialmente se neri, e al massacro delle proprietarie, in quanto i primi erano identificati con Satana secondo il
convincimento di Domenico di Guzmàn (1170-1221) e le seconde, conseguentemente, come streghe.
In un tale spaventoso contesto, al quale calza la definizione di G. Rattray Taylor del pio Medioevo, per certi aspetti, come di "un incrocio tra un ossario e un manicomio", Francesco avrebbe potuto apparire come uno svagato. Tanto risultava estraneo, il suo modo di sentire, al dilagante oscurantismo dell'epoca che artatamente foggiava la religione stessa come mero instrumentum regni. Francesco, emblematicamente, fu davvero quel sole "che nacque al mondo" secondo il verso di Dante Alighieri (Paradiso XI, 50-51), portandovi il trasparente chiarore che possedeva in ispirito e il confortante calore del suo semplice agire. La proverbiale tensione mistica che Francesco sempre manifestò verso le forze essenziali della natura e con particolare intensità verso gli animali non umani, la sua noncuranza per i beni materiali e per ogni forma di vacuo
estetismo continuano a costituire un esempio vivido e pressoché impareggiabile di sensibilità morale e di stile esistenziale.
Di fronte a un apparato ecclesiastico ormai pervaso dall'avidità e dal materialismo, dalla corruzione e dal potere, da una crescente e interessata intolleranza, Francesco nella sua umiltà levò una voce tanto alta da non poter essere soffocata. La sua Regula primitiva fondava sulla povertà assoluta, sul lavoro manuale, sull'ascendente spirituale e su una organizzazione comunitaria non gerarchizzata. Emblematica è la consonanza, percepibile in diversi elementi, con la sensibilità e la sacralità tipiche dell'Europa più antica. In ricordo di Francesco riportiamo alcuni brevissimi stralci dell'ultima pagina della sua vita, così come Franco Cardini la rievocò nel suo "Francesco
d'Assisi" del 1989.
Alla Porziuncola, era il tramonto del 3 ottobre, di sabato. La sua ultima preoccupazione fu la povertà. Era piagato come il Cristo sulla croce; volle nascere al Cielo come il Cristo aveva scelto di nascere in questo mondo, nudo sulla nuda terra. Si fece spogliare della veste che indossava, neppur essa tutta sua - tutto quel che abbiamo, lo abbiamo ricevuto in prestito -, e si fece adagiare al suolo. Disse qualcosa ai frati, li benedisse di nuovo, quindi recitò qualche parola di un salmo. Gli astanti, attorno a
lui, piangevano.
Era il tramonto del 3 ottobre 1226, un sabato. L'Ordine era già sparso su tutta l'Europa e l'Oltremare, con migliaia di frati raggruppati in province guidate ciascuna da un ministro e ognuna delle quali suddivisa in custodie. Nel 1224 i Minori erano arrivati anche in Inghilterra. Nel 1225 Isabella, sorella di Luigi IX di Francia, aveva fatto fondare il convento francescano di Longchamps nel quale religiose di sovente nobile stirpe facevano nel nome di Francesco voto di clausura. Ma non era lì perfetta letizia. Dicono che nell'istante in cui chiuse gli occhi siano accaduti prodigi e che la sua anima sia stata vista volare al
cielo. Ma nemmeno in ciò era perfetta letizia. Pare che Jacopa giungesse da Roma in tempo per dargli l'estremo conforto, anche quello dei suoi dolcetti. Neppure quella era perfetta letizia, ma forse ci somigliava un poco.
Era il 3, sabato, al tramonto. Secondo le ore liturgiche cominciava la domenica, il giorno del Signore.
Le allodole, che amano la luce, si alzarono allora in volo. A stormo presero a volare a bassa quota sopra il tetto dell'edificio nel
quale egli giaceva: e, girando in cerchio, cantavano.
Lo speciale rapporto con gli animali non umani e con gli elementi essenziali del cosmo, come già ricordato, rappresentò una componente caratteristica del suo modo di essere e di fare. In questi e in tutti gli insegnamenti di Francesco - scrive ancora Franco Cardini in "Francesco d'Assisi" (1989) - c'è un rigore, una forza, addirittura una durezza che lo rendono molto diverso e lontano dalla dolciastra e rugiadosa immagine che di lui ci si ostina a tramandare. Ci è caro allora dedicargli, a conclusione di questo piccolo omaggio, le emozionanti parole di Ernst Jünger: "Perciò se l'animo si distoglie dalle cose umane e si volge alle piante, agli animali e ai minerali, non è affatto un errore, come a volte si sente dire. Quell'atto può essere il segno di un puro sforzo di autoconservazione, il desiderio di prendere parte a un'esistenza superiore. Se le fontane si disseccano, si va al fiume. Là non è necessario credere: il prodigio è palese. Quando tutto è silenzio le cose cominciano a parlare: pietre, animali e piante
diventano fratelli e sorelle e comunicano ciò che è nascosto. Un arcobaleno invisibile circonda quello visibile."
Onore a te, Francesco.

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Bello!<br /> B
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