Ein bißchen Licht ins Dunkel

Veröffentlicht auf von Ernst

Abstract
Auf dem Kongress der Partei der Kommunistischen Wiederbegründung wurde die guttun und beinahe liberale Linie der verbonzten Gruppe um den ehemaligen Sekretär Bertinotti geschlagen. Der ehemals Fabrikarbeiter Paolo Ferrero ist der neue Parteisekretär.

UN PO' DI LUCE NEL BUIO

1.
Al recente congresso del Partito della Rifondazione Comunista il gruppo Bertinotti, protagonista della degenerazione degli ultimi anni, dopo un serrato confronto è uscito clamorosamente battuto. Meglio tardi che mai.
Qualcuno attribuisce la degenerazione quasi liberale e allo stesso tempo buonista e panciafichista del PRC al negativo influsso che lo psichiatra Fagioli da alcuni anni eserciterebbe sul Bertinotti. Può anche essere, come testimonierebbe - tra le altre - la sgradevole vicenda del settimanale "Avvenimenti", ribattezzato "Left" nel 2006.

Una degenerazione visibile nel linguaggio, nei toni e soprattutto nei contenuti, nella quale la cerchia bertinottiana ha profuso un crescente impegno fino al disastro elettorale del 2008, che resta emblematicamente segnata da taluni atteggiamenti assunti da personaggi abbastanza noti. Da un Curzi che già nel 2002, quando si vociferò di un brindisi di alcuni professori napoletani al cancro di Berlusconi, fu colto dall'irrefrenabile impulso di esprimere pubblicamente la propria vicinanza a quest'ultimo; che ancora in questo mese di luglio nel CdA della RAI si astenne con esito determinante nella votazione sul licenziamento del berlusconiano Saccà responsabile di gravi violazioni disciplinari e che Gasparri - quello dell'omonima Legge, guarda un po' - ben vedrebbe come presidente della RAI medesima. A una Armeni prestatasi a fare la spalla televisiva di quel Ferrara che pubblicamente si compiacque essere stato pagato dalla CIA per passare informazioni sul suo paese, che in un qualunque Stato indipendente sarebbe finito sotto processo e al quale non bisognerebbe rivolgere la parola nemmeno per dire "buongiorno". A un Giordano che, con passione degna d'altra causa, ancora a questo congresso liquida la questione morale attaccando il "giustizialismo" con toni che meglio sembrerebbero addirsi al piduista Cicchitto che non per esempio al rispettabile Berlinguer; che da segretario del partito non perdeva occasione di richiamarsi enfaticamente al concetto di "persona umana", quasi che il pensiero di un filosofo pur assai degno come Emmanuel Mounier fosse ormai innalzato a dottrina ufficiale del partito stesso. A un Sansonetti direttore di "Liberazione" che a maggio di quest'anno dalle pagine del suo giornale invocava la grazia per la figlicida Franzoni appena condannata in via definitiva e che pochi giorni fa, da quelle stesse pagine, esprimeva solidarietà a tale Carfagna Maria Rosaria in arte Mara (già valletta, conduttrice televisiva e finalista Miss Italia 1997 che Berlusconi, evidentemente in considerazione delle sue superbe qualità intellettuali, ha elevato a ministra) invitando anzi a chiederle scusa dopo che un articolo pubblicato da El Clarin il 5 luglio scorso ("Grabaciones con fuerte contenido erotico") aveva suscitato un certo dibattito per questo suo passaggio "Se dice que en la Caja de Pandora de las 8.400 intercepciones telefónicas realizadas por la justicia de Nápoles en una causa de corrupción que podría terminar en un proceso penal contra Silvio Berlusconi, hay algunas llamadas que no tienen relevancia penal pero son un cóctel explosivo por su fuerte contenido erótico y las referencias al sexo oral, que los italianos llaman il pompino" link. A Bertinotti stesso, anch'egli ripetitivo evocatore della "persona umana" a forse inconsapevole somiglianza dell'ex picista ora popollibertista Bondi quando costui si lagna essere disprezzato dagli intellettuali di sinistra ("Hanno l’idea di rappresentare i migliori e non mostrano alcun rispetto per l’uomo, per la persona"); volterriano di complemento che al giuslavorista Ichino tiene innanzitutto ad assicurare, in un incontro televisivo, il proprio personale impegno acciocché in una ipotetica assemblea non riceva nemmeno un fischio per le sue opinioni filopadronali. Alla pur simpatica Gabriella Bertinotti detta Lella, che in quanto consorte della terza carica dello Stato si faceva notare nel corso della legislatura presenziando a svariate sfilate di "moda" - in funzione di rappresentanza, si capisce: ma forse a casa Bertinotti credono che la rivoluzione sia proprio un pranzo di gala.

2.
Sullo sfondo, i riferimenti pur vaghi al "socialismo" sempre più spesso venivano soppiantati via via da quelli a una generica e autoreferenziale "sinistra", mentre gli effetti degenerativi si moltiplicavano: da una strisciante ma non per questo meno insidiosa sorta di pannellizzazione in chiave libertaristica del PRC (come se il liberalismo non fosse ormai un ambito sovraffollato in ogni sua possibile declinazione e sfaccettatura), a una deriva buonistica e caritatevolistica come solidarietà mal praticata e di ripiego verso i più deboli (come se le Case delle Missionarie della Carità già non le avesse realizzate, meritoriamente, Teresa di Calcutta), a una sconcertante ubriacatura di imbelle perdonismo sociologistico della serie "nessuno in galera" (come se l'indulto già non fosse sciaguratamente venuto a reclamarlo il capo di uno Stato estero, Wojtyla, tra gli applausi dell'intero parlamento italiano). E poi le sfilate al cosiddetto "Gay Pride" in compagnia di sguaiati esibizionisti seminudi, che valgono poco o niente ma fanno clamore, mentre per altro verso l'insistente affermazione di un pacifismo integrale e quasi intimistico tendeva a disarmare lo stesso diritto morale e legale dei popoli oppressi a resistere, quando necessario anche opponendo la forza alla forza, all'aggressione dell'imperialismo terroristico occidentalista. Infatti di "resistenza" all'imperialismo si parlava sempre meno e quasi più niente nelle uscite ufficiali del PRC, mentre spazi crescenti erano dedicati a temi d'ispirazione tipicamente liberale e personalistica che finivano per fare ombra alle stesse problematiche, meritevoli quanto mai di attenzione, della lotta sociale.
L'impostazione medesima della campagna elettorale 2008 è incredibilmente scalcinata. "Cachemire" Bertinotti, come la rassegnazione fatta persona,  la conduce quasi piagnucolando, praticamente in ginocchio pur se con una certa dovizia di mezzi, facendo marketing per quella che l'onesto Marco Rizzo recentemente definì "una marca di dentifricio" (La Sinistra - L'Arcobaleno) all'orgoglioso, combattivo grido "se la sinistra scomparisse sarebbe davvero una tragedia" e raggranellando così un cospicuo 3,2%. Uno così si stenta persino a definirlo un vecchio trombone dacché un trombone, al confronto, suonerebbe squillante.
Né si può dimenticare che il PRC, con le elezioni del 2006, mandò in parlamento un personaggio come Caruso, il quale, come se in un paese dove tanti non arrivano più alla terza settimana del mese la libera fumeria fosse questione di capitale rilievo, nel novembre di quello stesso anno dichiarava di avere seminato marijuana nel cortile di Montecitorio - salvo poi precisare che quella sua dichiarazione voleva essere "solo una provocazione". Poi uno si chiede perché così tanti operai questa volta abbiano votato la destra reazionaria criptorazzista.
E ancora nel 2006 il PRC, mentre esclude dalle proprie liste Marco Ferrando, fa eleggere deputato pure l'artista e attore Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, già più volte ospite televisivo del piduista Costanzo, animatore dell'evento denominato "Muccassassina" che si autodefinisce transgender perché non ascrivibile al sesso femminile né a quello maschile e che sul proprio sito si qualifica come "organizzatore e performer di tutti i Gay Pride dal 1994 fino al World Gay Pride Roma 2000". Non più parlamentare costui, non senza una certa coerenza d'immagine, ha recentemente annunciato la propria partecipazione al "Reality Show" denominato "L'isola dei famosi" che un lettore di Liberazione, intervenendo sul punto, ha appropriatamente definito "punto massimo della tv spazzatura". Qualcuno dice che a tal fine percepirà un compenso pari a quello di trecento anni di lavoro di un operaio, ma sta bene: chi se la cerca, se la trova. La raffinata Gagliardi, della quale ci si ricorda più che altro per la polemica seguita all'esclusione di Fulvio Grimaldi dalla collaborazione col giornale del partito nel 2003, lancia già il cuore oltre l'ostacolo e osserva "Lei viene dallo spettacolo. Dov'è il problema?" Infatti, per gente come la Gagliardi, il problema dov'è?

3.
L'impressione che con siffatte piacevolezze il PRC negli ultimi anni ha suscitato è stata essenzialmente quella di collocare al centro della propria iniziativa politica, e oltre il limite del sopportabile, elementi di fatto estranei alla cultura politica socialista in luogo di altri che di quella cultura invece sono fondativi. Con l'aggravante di una imperdonabile astrazione dalla realtà dei fatti. E allora tanto peggio per i fatti ("Umso schlimmer für die Tatsachen!"), come diceva quel tale. Un'astrazione che si concretizza, paradigmaticamente, sulla questione della cosiddetta "sicurezza" che, per quanto strumentalmente ingrossata da un'accorta manipolazione mediatica, nondimeno costituisce indubbiamente un problema vero, oggi, soprattutto per le fasce sociali più indifese. Questione dunque che è inconcepibile snobbare, come si trattasse soltanto della quintessenza reazionaria del male, per effetto di una sociologica indulgenza verso la trasgressione all'ordine costituito specialmente se praticata da soggetti miserabili (1), indulgenza che però, oltre ad apparire strampalata, oggi più che mai sciaguratamente consegna a securitaristi ipocriti e razzisti beceri il disorientato consenso di numerosi lavoratori magari anche simpatizzanti "di sinistra" ma ormai esasperati.
Né la petizione ossessivamente reiterata a "dare ai poveri", nella quale ultimamente sembra essersi specializzato il già citato Sansonetti, sembra qualificante per una forza che abbia connotati sociali reali, e non voglia indulgere alla rassegnazione - o per meglio dire alla negazione di ogni antagonismo - con la quale certe "sinistre" endosistemiche accolgono di buon grado il neocapitalismo con tutti i relativi orrori. Un poverismo vacuo, che sembra una caricatura della carità cristiana ma rischia di scivolare addirittura nell'inganno kennedista, che predica la lotta "alla povertà" anziché praticare quella alla disuguaglianza che ne è ineliminabile condizione preliminare.
Premesso che il razzismo è un'ideologia aberrante con la quale ogni genere di compromesso sarebbe inconcepibile, premesso che la pratica anche dichiarata dell'omosessualità non è ragione di scandalo, premesso che sull'amministrazione di giustizia in una società classista immancabilmente quella struttura sociale pesa, premesso che l'uso della droga resta un fatto privato almeno fino a che non ne risultino lesi diritti altrui, premesso infine che i principi fondativi nei quali ogni forma possibile di socialismo trova ispirazione non sono negoziabili e anzi vanno tenuti ben saldi; tutto ciò opportunamente premesso, tuttavia, quando l'impressione che si produce - magari anche erroneamente - è quella di considerare soggetti sociali di prioritario riferimento immigrati clandestini, omosessuali, carcerati e assuntori di sostanze stupefacenti nel momento in cui il mondo intero sta bruciando sotto l'aggressione feroce del globalismo mercatista, del pensiero totalitario, del grande fratello generalizzato, della manipolazione mediatica, del capitalismo neoschiavista, dell'imperialismo terroristico che opprime i popoli, gli esiti, per una forza che voglia essere protagonista di lotta sociale, possono risultare devastanti.

4.
Il nuovo segretario del PRC è Paolo Ferrero, una persona perbene che ha fatto l'operaio in fabbrica e che lungamente si è impegnato con la chiesa evangelica valdese alla quale appartiene.
Il documento conclusivo del congresso link richiama, tra l'altro, l'importanza della questione morale, la centralità della lotta sociale, l'attualità della resistenza dei popoli per l'autodeterminazione, l'avversione alla NATO e alle basi militari straniere, il rischio di una degenerazione del partito  in senso leaderistico e plebiscitario. Per quanto la parola "comunista" vi ricorra sei volte, comprensibilmente certo data anche la denominazione del partito, ma suscitando nondimeno una certa impressione, diversi tra i temi toccati sono di indubbia attualità. Verosimilmente ciò non basterà, né lo stesso Ferrero potrà fare più di tanto, vista la maggioranza stretta e piuttosto composita che lo ha eletto - anche se il gruppo Bertinotti ha dominato per anni il partito controllandone solo il 60% circa. Restano anche pur ovvie reticenze su alcuni punti tematici di non secondaria importanza, come per esempio la già citata "sicurezza". È prevedibile, inoltre, che la propaganda mediatica di regime farà del proprio meglio per rendere difficile la vita alla nuova maggioranza del PRC.
Vada come vada, la defagiolizzazione sembra già una cosa buona.
Un tale Scalfarotto, che si candidò alle primarie dell'Unione nel 2006 e rischiò addirittura di fare il deputato nel 2008, che merita citare in quanto emblematico adepto pidista, lanciando il grido "continuiamo a farci del male" ha tenuto a lamentare sul suo blog che il PRC al congresso abbia deciso di "mettere da parte una figura come quella di Nichi Vendola" scegliendo come segretario Paolo Ferrero. Incidentalmente, lo Scalfarotto nel suo stesso blog si qualifica come "direttore del personale di uno degli istituti finanziari più prestigiosi al mondo" e, nelle note autobiografiche, ritiene dover sottolineare che "nei suoi vari incarichi all'interno della Direzione Risorse Umane, Ivan si è dedicato assiduamente alle tematiche del Diversity Management e, durante la sua prima permanenza a Londra ha presieduto "Pride", il gruppo di dipendenti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali della banca". Niente di male, ovviamente, e niente di personale nei confronti di Scalfarotto, beninteso. È umano che ognuno presenti di sé quegli interessi e quelle esperienze che personalmente ritiene di maggior significato.
Ma se i vari Scalfarotti dissentono dalla svolta del PRC viene spontaneo pensare, a fortiori, che forse sia una buona svolta. Né pare un peccato che essa "faccia male" agli Scalfarotti vari e al loro capintesta Topo Gigio Veltroni: anzi, suona persino come una (piccola) soddisfazione.
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(1) Scriveva Engels nella prefazione del 1 luglio 1874 al suo scritto "La guerra dei contadini in Germania" ("Der deutsche Bauernkrieg") del 1850:
"Das Lumpenproletariat, dieser Abhub der verkommenen Subjekte aller Klassen, der sein Hauptquartier in den großen Städten aufschlägt, ist von allen möglichen Bundesgenossen der schlimmste. Dies Gesindel ist absolut käuflich und absolut zudringlich. Wenn die französischen Arbeiter bei jeder Revolution an die Häuser schrieben: Mort aux voleurs! Tod den Dieben! Und auch manche erschossen, so geschah dies nicht aus Begeisterung für das Eigentum, sondern in der richtigen Erkenntnis, dass man vor allem sich diese Bande vom Hals halten müsse. Jeder Arbeiterführer, der diese Lumpen als Garde verwendet oder sich auf sie stützt, beweist sich schon dadurch als Verräter an der Bewegung."
"Il sottoproletariato, questo rifiuto di tutte le classi che pone il suo quartier generale nelle grandi città, è il peggiore di tutti gli alleati possibili. È una bordaglia tutta insolenza e venalità. Se gli operai francesi a ogni rivoluzione scrissero sulle case "Mort aux voleurs!", "Morte ai ladri!" e anche ne fucilarono qualcuno, non fu per entusiastica devozione alla proprietà, ma perché sentivano giustamente che innanzitutto bisognava togliersi dai piedi questa canaglia. Ogni capo di lavoratori che si serva di questi miserabili come Guardia o  si appoggi a essi, prova con ciò solo ch'egli tradisce la causa."
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